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Sostenibilità e trasformazione digitale: paradigmi a confronto nella disciplina dell´Unione europea

Patrizia De Pasquale

Il presente lavoro intende evidenziare la stretta connessione tra sostenibilità ambientale, economico-finanziaria e sociale, e la tecnologia digitale. In particolare, si interroga sugli impatti negativi che la trasformazione digitale produce su tali pilastri e sulle azioni adottate dall’Unione per eliminarli o ridurli.

In quest’ottica, dapprima, è esaminata l’incidenza della transizione digitale sulla sostenibilità ambientale che ha portato in esponente due problemi: il consumo di energia e la gestione dei rifiuti.

In secondo luogo, analizza il legame che si è andata consolidando tra sostenibilità economico-finanziaria e dispositivi digitali. A tal fine, pone l’accento sull’utilizzo dei big data negli investimenti finanziari, che, da un lato, ha avvantaggiato i risparmiatori che possono avvalersi di un gran numero di dati, in termini di rischio, rendimento e sostenibilità dei prodotti su cui vorrebbero investire; ma, dall’altro lato, ha rafforzato il potere di orientamento della comunità finanziaria sugli investitori e sulle strategie delle imprese.

Infine, studia la sostenibilità sociale del benessere online; ovvero la tutela dei diritti digitali, così come prevista dalla Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, nella prospettiva che possa essere adottata una Carta dei diritti digitali dell’Unione europea.

Alla luce delle considerazioni svolte viene sottolineato l’importante ruolo che l’Unione europea è ancora tenuta a giocare sia nello stabilire un unico significato per il termine “sostenibilità” sia nella definizione di una disciplina puntuale che tenga in giusto conto i rischi derivanti dal crescente uso dei dispositivi digitali e che potrà costituire, in un futuro non troppo lontano, un modello per regolamentare i rapporti nel “metaverso”.

Parole chiave: Sostenibilità (ambientale, economico-finanziaria e sociale) – Trasformazione digitale – Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, obsolescenza programmata – Finanza digitale – Diritti digitali.

This paper aims to highlight the close connection between environmental, economic-financial and social sustainability and digital technology. In particular, it questions the negative impacts of digital transformation on these pillars and the actions taken by the Union to eliminate or reduce them.

With this in mind, firstly, the impact of the digital transition on environmental sustainability is examined, which has brought into exponent two problems: energy consumption and waste management.

Secondly, it analyzes the emerging link between economic and financial sustainability and digital devices. To this end, it emphasizes the use of big data in financial investment, which, on the one hand, has benefited savers who can avail themselves of a large amount of data, in terms of risk, return and sustainability of the products they would like to invest in; but, on the other hand, has strengthened the financial community’ power of guidance over investors and companies’strategies.

Finally, it studies the social sustainability of online well-being, i.e., the protection of digital rights as envisaged by the European Declaration on Digital Rights and Principles, with a view to the possible adoption of an EU Charter of Digital Rights.

In the light of the above considerations, the important role that the European Union is still required to play both in establishing a single meaning for the term “sustainability” and in defining a precise discipline that takes proper account of the risks arising from the growing use of digital devices and that may, in the not-too-distant future, constitute a model for regulating relations in the “metaverse”.

Keywords: Sustainability (environmental, economic-financial and social) – Digital transformation – Waste electrical and electronic equipment – Planned obsolescence – Digital finance – Digital rights.

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Sommario:

I. Premessa: la nozione di sostenibilità - II. La sostenibilità tecnologica - III. La sostenibilità ambientale e le apparecchiature elettriche ed elettroniche - IV. Segue: l’obsolescenza programmata e le misure di contrasto adottate dall’Unione europea - V. La sostenibilità finanziaria digitale: benefici e pregiudizi - VI. La sostenibilità sociale dello spazio digitale - VII. Conclusioni - NOTE


I. Premessa: la nozione di sostenibilità

Il termine “sostenibilità” è, attualmente, tra quelli più abusati, senza distinzione di sedi (politiche, economiche, sociali) o di livelli (nazionale [1], europeo, internazionale). Sebbene sia comparso sulla scena soltanto nel 1992, durante la prima Conferenza ONU sull’ambiente [2] e, dunque, con una valenza strettamente collegata a quello di sviluppo sostenibile, da allora, come un camaleonte, ha assunto molteplici significati, a seconda dell’ambito in cui è stato richiamato. E, al contempo, la sua portata è divenuta trasversale, influenzando le decisioni politiche in tutti i settori. In effetti, l’indeterminazione e la polivocità del concetto di sostenibilità sono dovute proprio al suo carattere inter-transdisciplinare e alla sua indubbia valenza “etica”  [3]. A ben vedere, la sostenibilità assume differente significato a seconda del “contenuto da sostenere” e delle effettive modalità di attuazione. Essa si è trasformata, di fatto, in un jolly da giocare ogni qualvolta si intende preservare, per le generazioni future, una risorsa ritenuta estinguibile, indirizzando le decisioni verso finalità o strumenti propri dello sviluppo sostenibile, che non dovrebbero danneggiare le prospettive di mantenimento o gli standard di vita. Pertanto – è bene precisare subito – sostenibilità e sviluppo sostenibile sono termini che non possono essere utilizzati in maniera sinonimica. Infatti, mentre la sostenibilità va intesa come obiettivo a lungo termine di “mantenimento di uno stato” [4], lo sviluppo sostenibile indica tutti gli strumenti, i modi e i processi utili a perseguire tale obiettivo. Nondimeno, i due termini sono spesso confusi e richiamati in modo erroneo, anche in seno all’Unione europea [5]. In questo ambito (come negli altri), assai più diffuso ed utilizzato è il concetto di sviluppo sostenibile, introdotto dal Trattato di Amsterdam (1997), come valore fondamentale e onnicomprensivo, ancorché non ne fosse fornita alcuna definizione [6]. È stata poi la legislazione secondaria a precisarne criteri e metodologia in modo più specifico. Attualmente, esso compare in varie disposizioni convenzionali, a partire dal Preambolo del TUE, ove gli Stati si impegnano a tenerne conto «nel contesto della realizzazione del [continua ..]

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II. La sostenibilità tecnologica

L’onda lunga della sostenibilità ha travolto anche il mondo delle tecnologie digitali. Tra sostenibilità e tecnologia esiste, infatti, un rapporto inscindibile, in quanto l’una incentiva l’altra in senso sia positivo che negativo. Da un lato, la tecnologia è la causa delle principali problematiche di sostenibilità ambientale (e non solo, come si dirà), essendo lo strumento che più incide sulla trasformazione della natura e per questo è spesso costretta al rispetto di vincoli stringenti; dall’altro lato, è essa stessa a fornire le risposte a quelle problematiche, ma altresì a mettere a disposizione i mezzi necessari per perseguire i più generici obiettivi di sostenibilità, diversamente intesa. Più precisamente, se si assume che la sostenibilità vada affrontata in una logica di sistema, la tecnologia digitale rappresenta lo strumento migliore per gestire le azioni più sostenibili, ottimizzando il rapporto efficienza/effica­cia [13]. In quella che si può definire una dimensione olistica della sostenibilità, quella digitale rappresenta perciò un elemento di supporto e una chiave di lettura dello sviluppo tecnologico che deve essere orientato verso un modello “sostenibile”. Nondimeno, se la sostenibilità imprime allo sviluppo tecnologico una determinata direzione, tale sviluppo può determinare una retroazione sull’am­biente, sull’economia e sul processo di cambiamento sociale [14]. Non è scontato cioè che la tecnologia digitale sia un’alleata della sostenibilità. È fondamentale, quindi, interrogarsi sugli impatti negativi che la tecnologia digitale produce sui tre pilastri e sulle azioni adottate dall’Unione per minimizzarli, giacché gli effetti postivi sono molto più noti ed evidenti. Alla luce dalle interconnessioni tra sostenibilità e tecnologia digitale, il presente lavoro intende sottolineare – senza alcuna pretesa di esaustività – come la digital transformation ponga costitutivamente i processi di innovazione e di cambiamento al centro delle osservazioni e delle proposte operative che riguardano lo sfruttamento delle risorse, l’orientamento degli investimenti e la tutela dei diritti fondamentali in un ambiente online [15]. In quest’ottica sarà [continua ..]

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III. La sostenibilità ambientale e le apparecchiature elettriche ed elettroniche

Partendo dal primo profilo, come ben noto, già l’art. 11 TFUE riconosce portata trasversale alla tutela dell’ambiente, specificando che deve essere integrata nelle altre politiche e azioni dell’Unione [22], dunque, anche in quelle relative alla transizione digitale. In quest’ottica, occorre ribadire, si collocano tanto la Bussola quanto la Dichiarazione che pongono esplicitamente al centro di tale transizione un modello che contribuisca ai cambiamenti climatici ed alla protezione dell’ambiente, in linea con il Green Deal, l’Agenda 2050 e il Pacchetto clima “Fit for 55” [23]. La transizione digitale è perciò strettamente collegata alla transizione verde nell’ottica di un futuro climaticamente neutro e sostenibile [24]; nel breve-medio periodo, tale connessione è imprescindibile per garantire l’attuazione dei criteri dettati dal Green Deal, nonché gli obiettivi da esso fissati (ovvero, ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990). Purtuttavia e guardando l’altro lato della medaglia, il rilievo che la Bussola e la Dichiarazione attribuiscono al principio della sostenibilità dei sistemi e dei dispositivi digitali trova fondamento nella consapevolezza, oramai diffusa, che anche le tecnologie informatiche e digitali hanno un impatto ambientale [25]. O meglio, costituiscono, per certi versi, la parte più rilevante del problema [26]. L’accettazione di tale rischio, in diretta correlazione col cambio di priorità, è ben evidente nella Dichiarazione che, per evitare danni significativi all’ambiente e promuovere l’economia circolare, richiede che i prodotti e i servizi digitali siano «progettati, prodotti, utilizzati, smaltiti e riciclati in modo da ridurre al minimo il loro impatto negativo a livello ambientale e sociale» [27]. Ed aggiunge che «ogni persona dovrebbe avere accesso a informazioni precise e di facile comprensione sull’impatto ambientale e sul consumo energetico dei prodotti e dei servizi digitali, in modo da essere in grado di compiere scelte responsabili» [28]. Così, sotto il profilo operativo, il binomio trasformazione digitale/so­stenibilità ambientale funge da catalizzatore per un’economia sostenibile, imponendo tanto lo sviluppo e l’utilizzo [continua ..]

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IV. Segue: l’obsolescenza programmata e le misure di contrasto adottate dall’Unione europea

Eguale importanza è stata attribuita, dall’Unione europea, alla costruzione dei dispositivi digitali. In particolare, la direttiva RoHS disciplina la fase di produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche con l’intento di limitare l’utilizzo di sostanze pericolose già in questa fase. In tale ottica, essa proibisce l’uso di determinate sostanze, il cui elenco è stato costantemente aggiornato in relazione alle scoperte scientifiche, al fine di far diminuire il potenziale di tossicità per l’uomo e di eco-tossicità attraverso i diversi comparti ambientali (aria, acqua dolce, terra), ma anche di ridurre la quantità di rifiuti smaltiti nell’ambiente. Il recepimento della direttiva ha spinto sempre più imprese ad applicare i principi dell’economia circolare, progettando e costruendo opportunamente i prodotti in modo da riciclarli interamente; pur tuttavia “l’obsolescenza programmata” continua ad essere un fenomeno che riduce drasticamente gli effetti benefici delle azioni di carattere preventivo dirette a diminuire l’impatto ambientale delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per far fronte a tale problema, l’Unione ha messo in campo varie misure per contrastare gli espedienti a cui le imprese ricorrono al fine di “costringere” i consumatori a sostituire i beni tecnologici di largo consumo. Si fa riferimento, ad esempio, agli opportuni accorgimenti introdotti in fase di produzione (utilizzo di materiali di scarsa qualità, pianificazione di costi di riparazione superiori rispetto a quelli di acquisto, crescente miniaturizzazione dei materiali, etc.), nonché alla immissione sul mercato di nuovi modelli ai quali sono apportate modifiche poco rilevanti sul piano funzionale, ma sostanziali su quello formale. Un timido passo in questa direzione è stato fatto, di recente, con l’appro­vazione della proposta di revisione della direttiva 2014/53/UE relativa alle apparecchiature radio [39], che entrerà in vigore nel 2024 e richiederà una porta di ricarica uguale per tutti i dispositivi elettronici (smartphone, tablet; fotocamere e computer portatili) [40]. Si tratta, all’evidenza, di una misura diretta a ridurre l’enorme quantità di rifiuti elettronici causata dallo spreco di cavi e caricabatterie. Altre proposte sono state poi avanzate per [continua ..]

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V. La sostenibilità finanziaria digitale: benefici e pregiudizi

Il peso dei termini si sposta quando si passa ad esaminare l’intricato rapporto tra una crescita economica duratura e sostenibile e la trasformazione digitale. Negli ultimi anni, tale interconnessione, che richiede reattività e rapidità di adattamento ai mutamenti tecnologici e ai nuovi modelli di business, ha interessato soprattutto l’integrazione, nella fornitura di servizi e prodotti finanziari, di big data, intelligenza artificiale, uso crescente e diffuso di piattaforme di investimento internet e smartphone etc. Integrazione diretta a rendere la finanza più inclusiva, più trasparente e più rispettosa dell’ambiente, coniugando gli obiettivi tipici degli investimenti e la ricerca di un ritorno finanziario con l’attenzione agli impatti ambientali e alle questioni sociali e di governance [46]. Occorre premettere che, in generale, la tematica della sostenibilità finanziaria ha trovato disciplina con il regolamento 2019/2088, modificato dal regolamento 2020/852 [47], ai sensi del quale il prodotto finanziario “sostenibile” è un investimento che non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali o sociali da esso stesso precisati. Inoltre, il regolamento ha imposto agli operatori e ai consulenti finanziari l’obbligo di comunicare il modo in cui essi prendono in considerazione i dati relativi ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), nei processi decisionali d’investimento e nell’offerta di prodotti finanziari che vendono sui mercati dell’Unione europea. Invero, sebbene sia condivisibile l’ambizioso scopo del regolamento di riorientare i flussi di capitali verso investimenti finalizzati al raggiungimento di una crescita sostenibile e inclusiva, non si può far a meno di notare che esso incida profondamente non solo sull’autonomia gestoria dei partecipanti ai mercati finanziari, ma anche sulla stessa funzione di utilità dell’investitore finale [48]. In particolare, l’investitore non è più chiamato a prendere le proprie decisioni operative sulla base delle informazioni in suo possesso, al fine di massimizzare il valore del proprio portafoglio, ma a compiere una scelta responsabile, combinando preferenze di natura sia monetaria sia non monetaria. Considerando, però, che la disciplina del risparmio gestito continua a basarsi sulla “sole [continua ..]

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VI. La sostenibilità sociale dello spazio digitale

La traiettoria evolutiva delle tecnologie è comunque indissolubilmente connessa ai rapporti sociali che caratterizzano il contesto da cui le stesse tecnologie emergono. Ne consegue che la trasformazione digitale è principalmente un fenomeno sociale, in quanto, ridisegna le esigenze delle persone delle quali stabilisce necessità e priorità. In realtà, la creazione di uno spazio digitale, come in un gioco di specchi, ha riproposto dinamiche del mondo fisico che richiedono lo stesso impegno, soprattutto sotto il profilo delle tutele da apprestare. Tra trasformazione digitale e sostenibilità sociale vi è, cioè, una relazione complicata, in quanto regolata da un meccanismo di causa-effetto in continua evoluzione che le istituzioni e le autorità nazionali rincorrono per approntare le necessarie garanzie, ma non sempre con risultati soddisfacenti. Nello specifico, l’Unione europea si è occupata del tema con la citata comunicazione relativa alla definizione di una Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali [57] che, nelle sue linee essenziali, è diretta al pieno rispetto dei diritti fondamentali degli utenti nell’ambiente digitale, alla neutralità tecnologica e della rete e all’inclusività, attraverso il miglioramento delle abilità e delle competenze digitali. In tale ottica, la Dichiarazione, che ha il potenziale per diventare un punto di riferimento globale per molte questioni sociali ed etiche che emergono dalla trasformazione digitale, accorda giusto rilievo alla solidarietà e all’inclusione che, di fatto, implicano la possibilità di offrire servizi digitali a tutti, perché “nessuno rimanga indietro” [58]. E, dunque, richiede azioni dirette ad includere gli anziani, le persone con disabilità, le persone emarginate, vulnerabili o prive di diritti. In particolare, il capitolo II della Dichiarazione [59], dedicato espressamente alla solidarietà ed all’inclusione, per dare corretta attuazione ai due principi, invita tanto le istituzioni ad adoperarsi affinché vi sia un’equa distribuzione dei vantaggi derivanti dalla trasformazione digitale quanto gli operatori del mercato ad assumersi le proprie responsabilità sociali ed a contribuire, in modo equo e proporzionato, ai costi delle infrastrutture, dei servizi e dei beni pubblici. Parimenti, [continua ..]

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VII. Conclusioni

In definitiva, non si può che concordare sulla non-neutralità del cambiamento tecnologico e sulla sua trasversalità rispetto ai settori esaminati, così come non si può che apprezzare quanto l’Unione europea abbia fatto e continui a fare per stare al passo con il progresso, seppure talvolta con estrema fatica. Fatica dovuta al fatto che, nell’affrontare le problematiche derivanti dalla transizione digitale, le istituzioni europee non possono che affidarsi a complicate operazioni ermeneutiche, in modo da ampliare la portata della legislazione in vigore fino a ricomprendervi fenomeni “nuovi” e alla capacità di intervenire, in tempi relativamente brevi, con norme ad hoc per evitare che talune situazioni sfuggano ad una regolamentazione completa. Ma, se l’Unione ha avuto la strada spianata in alcuni settori, come quello ambientale, in cui la sua competenza – ancorché concorrente – è stata esercitata ampiamente per assicurare il rispetto di principi ed obiettivi legati alla sostenibilità; in altri settori permangono zone d’ombra più o meno estese. Questo è a dire, per quanto qui di interesse, con riguardo alla finanza ed agli aspetti sociali della sostenibilità. Infatti, in entrambi i casi le difficoltà sono dovute alla necessità di bilanciare i forti poteri in gioco ed alle competenze meno estese riconosciute in capo alle istituzioni, come noto, di natura meramente complementare. Nondimeno, talune soluzioni sono state trovate grazie all’art. 114 TFUE che ha consentito, da solo o in combinato disposto con altre norme convenzionali, di armonizzare disposizioni e legislazioni nazionali rilevanti per assicurare il buon funzionamento del mercato interno nell’epoca digitale. Purtuttavia, sarebbe importante continuare il cammino e adottare misure più incidenti, ad es., armonizzando la tassazione delle esternalità sociali e ambientali negative nel mercato unico per consentire la transizione verso un’economia più efficiente e sostenibile e assicurare parità di condizioni alle imprese [64]. Inoltre, e più in generale, dovrebbe stabilirsi un collegamento tra finanza sostenibile ed economia reale, in modo da far corrispondere l’aumento della domanda di prodotti e servizi sostenibili da parte degli investitori ad un aumento dell’offerta. Molto resta ancora da [continua ..]

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NOTE

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