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Il Diritto dell’Unione Europea

Brexit: reso pubblico il parere dell’Attorney General sul Protocollo irlandese

Il 5 dicembre 2018 è stata resa pubblica la lettera inviata il 13 novembre dall’Attorney General del Regno Unito al Primo Ministro britannico Theresa May, contenente la sua valutazione degli effetti giuridici del Protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord allegato all’Accordo di recesso negoziato dal Regno Unito con l’Unione europea.

Parere


 

Documento del Governo britannico sull’Accordo Brexit

Il 3 dicembre 2018, l’Attorney General britannico ha trasmesso al Parlamento, su incarico della Regina, un documento di analisi giuridica dell’Accordo di recesso negoziato ai sensi dell’art. 50 TUE con l’Unione europea.

Documento


 

Una nuova valutazione dell’impatto della Brexit sul Regno Unito

Su richiesta del Treasury Select Committee la Financial Conduct Authority, organismo regolatore e di vigilanza nel settore finanziario del Regno Unito, ove opera in maniera indipendente dal governo e su finanziamento delle aziende regolamentate, ha pubblicato il 30 novembre 2018 una valutazione dell’impatto dei tre possibili scenari della Brexit: recesso il 29 marzo 2019 senza accordo art. 50 TUE; recesso il 31 dicembre 2010 alla fine del periodo transitorio previsto dall’accordo; rapporto tra Regno Unito e Unione europea dopo il recesso, quale delineato dalla dichiarazione politica approvata dal Consiglio europeo.

Impact Assessment


 

Referendum in Svizzera sull’Iniziativa per l’autodeterminazione

Il 25 novembre 2018, in Svizzera si svolgerà il referendum sull’iniziativa popolare «Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)». L’iniziativa mira a far sì che nei casi di incompatibilità tra un’iniziativa accettata in votazione popolare e un trattato internazionale di cui sia parte la Confederazione (ivi compresi, quindi, quelli con l’Unione europea), la Costituzione dovrà prevalere (tranne nei casi di disposizioni cogenti come il divieto di tortura, ecc.). L’accordo internazionale dovrà invece esser rinegoziato con le controparti e, in caso d’insuccesso delle trattative, potrà anche essere denunciato.

Quesito referendario


 

Brexit: libro bianco britannico sul futuro rapporto con l’Unione

Il 12 luglio 2018 il Governo britannico ha pubblicato un libro bianco con le sue proposte per il nuovo rapporto che si dovrebbe instaurare tra Regno Unito e Unione europea dopo il recesso del primo dall’Unione.

Libro bianco

Sintesi italiana


 

La Polonia pubblica un White Paper sulla riforma del sistema giudiziario

L’8 marzo 2018 la Polonia ha reso pubblico, a mò di risposta alla proposta presentata dalla Commissione il 20 dicembre 2017 ai sensi dell’art. 7, par. 1, TUE, in ragione del rischio di grave violazione dello Stato di diritto esistente in quel paese, un White Paper sulla riforma del sistema giudiziario polacco, tema al centro, secondo la Commissione, di tale rischio.

A detta del White Paper tutte le recenti riforme introdotte dalla Polonia al suo sistema giudiziario sarebbero in armonia con gli standard europei e pertanto la Commissione avrebbe ingiustamente accusato la Polonia di violare i principi dello Stato di diritto, ignorando le riforme effettuate sinora. Inoltre, il governo polacco riafferma nel documento tanto la necessità che venga preservata l’identità costituzionale degli Stati membri dell’Unione, quanto il diritto di questi di assumere decisioni sovrane entro i limiti disegnati dai Trattati istitutivi.

Poland White Paper


 

 

Brexit: un documento sulla futura regolamentazione dei flussi migratori tra l’Unione europea e il Regno Unito.

Il 26 giugno 2017, l’Home Office del Governo britannico ha pubblicato un documento sulla futura regolamentazione dei flussi migratori tra l’Unione europea e il Regno Unito. Il documento delinea otto pilastri sui quali si fonderà la futura azione del Regno Unito in materia: l’incorporazione del quadro normativo europeo in materia di immigrazione all’interno del sistema giuridico del Regno Unito attraverso l’approvazione di un Immigration Bill; il mantenimento di una procedura facile di ingresso nel Regno Unito; la previsione di un periodo di attuazione che permetta il passaggio al futuro sistema; la previsione, nel lungo periodo, di regole per garantire il controllo della tipologia e del volume dei flussi migratori; la previsione che le decisioni saranno basate su dati concreti elaborati dal Migratory Advisory Committee; la tutela dei forti legami tra il Regno Unito e l’Irlanda.

Paper


 

Brexit: il Governo britannico valuta i possibili strumenti per la risoluzione delle controversie relative a futuri accordi tra il Regno Unito e l’Unione europea

Il Governo inglese ha pubblicato un documento intitolato Enforcement and dispute resolution A Future Partnership Paper, nel quale si da atto della necessità che gli accordi sulla futura cooperazione tra il Regno Unito e l’Unione europea siano attuati nei territori delle due parti e che, a tal fine, debbano essere previsti dei meccanismi per la soluzione delle possibili controversie. Le negoziazioni dovranno mirare a massimizzare la certezza per gli individui e le persone giuridiche, ad assicurare che i loro diritti possano essere tutelati con celerità, al rispetto della reciproca autonomia dei sistemi legali, e al rispetto da parte del Regno Unito degli obblighi internazionali. Secondo il Governo inglese, non sussiste alcun obbligo di diritto europeo, inglese o internazionale che imponga che i futuri accordi tra il Regno Unito e l’Unione rientrino nell’ambito di giurisdizione della Corte di giustizia, e che potranno dunque essere valutate diverse ipotesi, analizzate nel documento stesso, per l’identificazione di un sistema di reciproca soddisfazione per le parti volto alla risoluzione di eventuali controversie.

Paper


 

Brexit: un documento del Governo britannico sulla posizione di Irlanda e Irlanda del Nord

In un documento recentemente pubblicato, il Governo del Regno Unito si è occupato della posizione dell’Irlanda del nord e dell’Irlanda rispetto alla Brexit. A tal riguardo, si dichiara la volontà di stabilire un dialogo sulle questioni relative all’Irlanda del Nord e all’Irlanda tra i negoziatori del Regno Unito e dell’Unione europea. In particolare, si identificano quattro aree che richiedono una attenzione particolare nella fase iniziale del dialogo, data l’unicità del rapporto tra il Regno Unito e l’Irlanda, e del processo di pacificazione dell’Irlanda del Nord: la conferma dell’accordo di Belfast nella sua interezza; il mantenimento della Common Travel Area; la necessità di evitare restrizioni eccessive alla libera circolazione delle merci e il tentativo di preservare la cooperazione tra il nord e il sud, l’est e l’ovest.

Paper


 

Brexit: un documento del Governo britannico sui futuri accordi in materia doganale

Il Governo inglese ha pubblicato un nuovo documento relativo ai futuri rapporti con l’Unione europea post Brexit, dal titolo Future customs arrangements A Future Partnership Paper. In esso si prospettano due diversi approcci attraverso i quali si ritiene possibile raggiungere una partnership solida con l’Unione europea in materia doganale. Il primo prevede un accordo fortemente semplificato, il quale si porrebbe in linea di continuità con le disposizioni già esistenti in materia doganale, arricchito di alcune agevolazioni per ridurre e rimuovere le barriere al commercio e di un sistema di attuazione più tecnologico per garantire una più agile esecuzione delle procedure doganali. Il secondo prospetta una nuova partnership in materia doganale con l’Unione europea, che rimuova le barriere tra le due parti dell’accordo. In tale ottica, potrebbero essere riprodotte le regole che l’Unione già ha adottato con i Paesi terzi per le importazioni di prodotti. La scelta in favore dell’uno o dell’altro sistema dipenderà dallo svolgimento dei negoziati.

Future customs arrangements


 

Brexit: pubblicato il rapporto dell’European Union Committee sulla protezione dei dati

In data 18 luglio lo European Union Committee della House of Lords ha pubblicato un rapporto sulla protezione dei dati post Brexit, nel quale sottolinea che, nonostante le regole del Regno Unito sulla protezione dei dati saranno allineate il più possibile con il regime europeo al momento della Brexit, si porranno nel lungo tempo notevoli problemi di coordinamento. Infatti, il Regno Unito potrebbe vedersi costretto ad allineare la propria legislazione in materia a quelle europee nel caso in cui debba essere garantita la libera trasmissione dei dati. D’altro canto, si riconosce l’impossibilità di determinare una netta rottura, data l’extraterritorialità delle regole sulla protezione dei dati, e il modo in cui la Commissione europea per la protezione dei dati e la Corte di giustizia interpreteranno le relative norme creerà degli effetti, almeno indiretti, sulla normativa del Regno Unito. Il rapporto sottolinea dunque la necessità che il Governo consideri come mantenere un ruolo attivo all’interno della Commissione europea per la protezione dei dati e la necessità di un trattato internazionale in materia.

Rapporto


 

Brexit: il position paper del Regno Unito sui procedimenti giudiziari e amministrativi in corso

Il Governo del Regno Unito ha adottato un position paper relativo ai procedimenti giudiziari e amministrativi in corso al momento della Brexit. Il documento riconosce che nei casi in cui siano già stati investiti notevoli mezzi e tempo in procedimenti dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, sia appropriato che gli stessi giungano a conclusione dinanzi ad essa, e che vadano definiti i tipi di casi che possano essere disciplinati da accordi con l’Unione al riguardo, i criteri per definire quando un procedimento può considerarsi “in corso”, lo status delle decisioni adottate dalla Corte di giustizia, lo status degli interventi notificati dal Regno Unito e il ruolo dei giudici del Regno Unito e dell’Avvocato generale all’interno della Corte.

Position Paper


 

Brexit: il Governo del Regno Unito riconosce diretta applicabilità alle disposizioni dell’accordo di recesso sui diritti dei cittadini europei

Con una nota tecnica il Governo del Regno Unito ha chiarito alcuni profili giuridici relativi all’attuazione dell’accordo di recesso che sarà concluso con l’Unione europea. In particolare, il Governo ha ritenuto appropriata la proposta avanzata dalla Commissione di riconoscere la diretta applicabilità nel suo ordinamento di alcune disposizioni dell’accordo, specialmente di quelle relative ai diritti dei cittadini europei.

Nota tecnica


 

Brexit: resa pubblica la posizione negoziale del governo britannico sui cittadini dell'Unione

In data 26 giugno 2017 è stato pubblicato sul sito del Governo del Regno Unito un documento intitolato Safeguarding the Position of EU Citizens Living in the UK and UK Nationals Living in the EU nel quale si delineano le prospettive per i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e dei cittadini di quest’ultimo che vivono nell’Unione europea post Brexit. L'articolato documento afferma, in particolare, l’intenzione del Regno Unito di garantire ai cittadini europei che sono stati residenti nel territorio dello Stato per cinque anni la piena residenza. I cittadini UE che abbiano dimorato nel Regno Unito da prima dell’uscita effettiva del Regno Unito dall’Unione ma che a tale data non abbiano raggiunto la soglia dei cinque anni, godranno del permesso di rimanere nel territorio per il tempo necessario al raggiungimento di tale soglia, raggiunta la quale potranno far domanda per il riconoscimento della piena residenza. Coloro, invece, che entreranno nel territorio del Regno Unito dopo il recesso di quest’ultimo dall’Unione europea, potranno far domanda per ottenere un apposito permesso in forza delle future disposizioni in materia di immigrazione per i cittadini UE.

Testo del Documento

Policy Paper Factsheet


 

Let’s stop Brussels. Consultazione pubblica del Governo ungherese su taluni aspetti del rapporto dell’Ungheria con l’Unione europea

Il 31 marzo 2017 il Governo ungherese ha avviato, con l’invio a domicilio di circa 8 milioni di questionari, una consultazione pubblica, significativamente intitolata “Let’s stop Brussels”, su sei questioni che attengono al rapporto tra lo Stato ungherese e l’Unione europea. Il questionario sottoposto agli elettori ungheresi prospetta sei casi di sedicenti interferenze dell’Unione sugli affari interni dell’Ungheria, chiedendo quale debba essere la reazione del Governo al riguardo tra due alternative indicate dallo stesso questionario. Le risposte dovranno essere trasmesse al Governo entro il prossimo 20 maggio.

Questionario (traduzione non ufficiale)


 

Libro bianco del Governo britannico sulla “conversione” del diritto dell’Unione europea in diritto del Regno Unito al momento della Brexit

Il Segretario di Stato per il recesso dall’Unione europea, David Davis, ha presentato oggi, 30 marzo 2017, al Parlamento britannico un Libro bianco del Governo, dal titolo “Legislating for theUnited Kingdom’s withdrawal from the European Union”, che spiega come il Governo intende procedere alla conversione in diritto nazionale, nel momento in cui il recesso dall’Unione europea diventerà effettivo, di tutto quel che complesso di norme europee che oggi disciplinano, al pari di quanto avviene in tutti gli Stati membri, molti settori dell’ordinamento giuridico del Regno Unito. In pratica, l’odierno Libro bianco anticipa nelle grandi linee quelli che saranno i contenuti di un futuro Great Repeal Bill, che dovrebbe essere presentato formalmente in Parlamento nel prossimo settembre.

White Paper


 

Rapporto dell’Exiting the European Union Committee della House of Commons sui diritti dei rispettivi cittadini dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione

Il 5 marzo l’Exiting the European Union Committee della House of Commons britannica ha pubblicato un suo Rapporto sui futuri diritti dei cittadini dell’Unione europea nel Regno Unito e viceversa, una volta che si sarà realizzato il recesso del Regno Unito dall’Unione, alla luce delle prime posizioni espresse al riguardo dal Governo britannico.

Si ricorda, peraltro, che il 1° marzo la competente Commissione della House of Lords ha approvato un emendamento all’European Union (Notification of Withdrawal) Bill 2016-17, che se fosse confermato alla fine del processo parlamentare in corso, obbligherebbe il Governo a cercare di assicurare, nel corso del negoziato con l’Unione ai sensi dell’art. 50 TFUE, che i cittadini britannici e dell’Unione legalmente residenti continuino a godere dei diritti loro riconosciuti dalle norme europee anche dopo il recesso.

Rapporto


 

Rapporto dell’European Union Committee della House of Lords su bilancio dell’Unione e Brexit

Il 4 marzo 2017 l’European Union Committee della House of Lords britannica ha pubblicato un Rapporto sull’impatto del recesso del Regno Unito sul bilancio dell’Unione europea. Tra i vari profili affrontati, il Rapporto esamina anche quello degli effetti del recesso sulla contribuzione del Regno Unito al bilancio, e in particolare se dal recesso deriveranno o meno obblighi di una contribuzione relativa agli impegni precedentemente assunti dal Governo britannico.

Rapporto


 

Brexit e Gibilterra. Rapporto dell’European Union Committee della House of Lords

L’European Union Committee della House of Lords britannica ha pubblicato il 1° marzo 2017 un suo Rapporto sulle diverse problematiche derivanti dalla decisione del Regno Unito di recedere dall’Unione europea per Gibilterra.

Rapporto


 

Un rapporto del Senato francese sulla Brexit

Un "gruppo di monitoraggio" comune alle Commissioni affari esteri e affari europei, creato al suo interno dal Senato francese per approfondire lo svolgimento e le conseguenze della Brexit ai fini della redazione di un rapporto più generale sul futuro dell’Unione in vista dell’anniversario del 25 marzo per i sessant’anni di questa, ha prodotto il 15 febbraio 2017 una prima relazione interlocutoria che delinea il contesto della processo avviato dal referendum britannico del 23 giugno 2016, ne descrive le implicazioni e identifica i parametri delle discussioni che ne scaturiranno.

In questo quadro, il gruppo di monitoraggio formula anche talune raccomandazioni che esso ritiene utili per i futuri negoziati che si svolgeranno, sottolineando da un lato la priorità che deve avere l'unità e la coesione dei 27 Stati membri e il rilancio del progetto europeo, e dall’altro l’inseparabilità delle libertà fondamentali del mercato interno nonché l’impossibilità di pretendere al riguardo vantaggi maggiori di quelli che spettano agli Stati membri. Il gruppo, infine, chiede che i parlamenti nazionali siano costantemente informati e consultati sull’andamento del processo che porterà alla Brexit.

Rapport Sénat


 

Rapporto del Governo britannico sulla strategia negoziale che intende seguire nel quadro del negoziato con l’Unione per la Brexit

Facendo seguito al discorso del 17 gennaio 2017, con cui il primo ministro britannico Theresa May ha illustrato la linea del suo governo nei negoziati che, una volta effettuata la notifica di recesso dall’Unione europea, dovranno svolgersi con la stessa Unione per definire le modalità di tale recesso e le future relazioni con essa del Regno Unito, il Governo britannico ha pubblicato il 2 febbraio un corposo rapporto in cui vengono specificate, nei dettagli, le 12 priorità negoziali elencate da Theresa May nel discorso appena citato.

Rapporto


 

Theresa May illustra la strategia del governo britannico per la Brexit

Il 17 gennaio 2017 il premier britannico, Theresa May, ha reso nota, con un discorso tenuto a Lancester House, la linea che il governo del Regno Unito intende seguire per arrivare al recesso dall’Unione europea richiesto dall’esito del referendum dell’anno scorso sulla Brexit. In particolare il discorso specifica quelle che il governo ritiene le priorità da salvaguardare nel negoziato da svolgere al riguardo con l’Unione ai sensi dell’art. 50 TUE.

PM Speech


 

Pubblicato il primo Rapporto dell’Exiting the European Union Committee della House of Commons

L’appena istituito Exiting the European Union Committee della House of Commons britannica ha pubblicato il 14 gennaio 2017 il suo primo Rapporto dedicato al processo di recesso del Regno Unito dall’Unione e agli obiettivi di negoziato del Governo. Nelle sue tre parti il Rapporto esamina i passaggi interni che il Governo dovrebbe affrontare per procedere alla notifica di recesso prevista dall’art. 50 TFUE; l’oggetto dei negoziati che, ai sensi dell’art. 50, dovranno svolgersi con l’Unione una volta effettuata la notifica; il negoziato relativo al futuro rapporto del Regno Unito con l’Unione.

Rapporto


 

Il Senato francese emana un rapporto d’informazione sull’Italia e l’Unione europea

Il 12 gennaio 2017 il Senato francese ha emanato, a nome della Commissione degli affari europei, il rapporto d’informazione n. 292, nel quale ha analizzato la situazione politica italiana e i rapporti del Paese con l’Unione europea a seguito dell’esito negativo del referendum del 4 dicembre 2016. In particolare, l’analisi è stata focalizzata sull’applicazione del Patto di stabilità a seguito dell’aggravarsi della crisi dei rifugiati e del terremoto.

Rapporto Senato francese


 

Pubblicato il rapporto della House of Commons sulla Brexit

In data 11 gennaio 2017 è stato pubblicato il rapporto della House of Commons inglese relativo all’uscita dall’Unione europea e agli obiettivi della negoziazione ad opera del Governo britannico. Il rapporto è articolato in tre sezioni: gli adempimenti che il Governo deve svolgere prima di attivare la procedura prevista dall’art. 50 del Trattato sull’Unione europea, la portata della negoziazione di cui all’art. 50, e infine la definizione dei futuri rapporti tra il Regno Unito e l’Unione europea.

Rapporto House of Commons


 

Documento della Fédération Internationale des Droits de l’Homme sulla situazione dello Stato di diritto in Ungheria

La Fédération Internationale des Droits de l’Homme ha pubblicato nel mese di novembre 2016 un lungo rapporto sulla situazione del rispetto dei principi dello Stato di diritto in Ungheria. Il rapporto si concentra in particolare sulle vicende verificatesi al riguardo in quel paese negli ultimi sei anni.

Rapporto FIDH


Dichiarazione di quattro ex presidenti della Corte costituzionale polacca sulla situazione della giustizia costituzionale in Polonia e il rispetto dello Stato di diritto

Con una Dichiarazione congiunta del 29 novembre, quattro ex presidenti della Corte costituzionale polacca sono intervenuti nel dibattito sollevato dalla questione del rispetto dello Stato di diritto in Polonia, oggetto di attenzione tanto da parte della Commissione europea che della Commissione di Venezia per la democrazia e il diritto del Consiglio d’Europa. La Dichiarazione esprime la preoccupazione dei quattro ex presidenti per le azioni e le iniziative messe in campo dal governo polacco “aimed at undermining the role of the Constitutional Tribunal”.

Dichiarazione congiunta


 

Marcia indietro del Parlamento della Wallonie sul CETA

Dopo frenetiche trattative con il Governo federale belga, il Parlamento della Wallonie è ritornato il 28 ottobre 2016 sul veto espresso poco più di dieci giorni prima (vedi in questa Rubrica), dando il via libera alla firma e alla conclusione da parte del Belgio dell’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada, meglio noto come CETA. La relativa mozione impegna il Governo belga a chiedere alla Corte di giustizia un parere consultivo sulla compatibilità dell’Accordo con i Trattati dell’Unione.

Mozione


 

Lettera di risposta della Polonia alla Raccomandazione della Commissione sullo Stato di diritto

Il Ministro degli Esteri polacco ha comunicato che con una lettera del 28 ottobre 2016 la Polonia ha risposto, entro la prevista scadenza di tre mesi, alla Raccomandazione che il 27 luglio scorso la Commissione europea aveva inviato al Governo polacco, ai sensi del nuovo Quadro per rafforzare lo Stato di diritto (v. in questa Rubrica ), contestandogli la compatibilità con quest’ultimo di talune recenti misure assunte in quel paese con riguardo, in particolare, alla locale Corte costituzionale. Nel documento si sosterrebbe che le raccomandazioni della Commissione "sono basate sull'infondata tesi" del ruolo preminente della "Corte costituzionale nell'assicurare lo Stato di diritto". Varsavia ribadisce inoltre che una parte dei problemi segnalati dalla Commissione sono stati risolti con la nuova legge sulla Corte costituzionale varata dal Parlamento il 22 luglio, legge che è peraltro già stata oggetto di una parere critico da parte della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa.

Comunicato stampa


 

Mancanza di imparzialità: la Polonia risponde duramente alle critiche mosse nei suoi confronti dalla Commissione di Venezia>

Con una lettera del 27 ottobre 2016, la Polonia ha replicato al parere formulato dalla Commissione di Venezia il 14 ottobre 2016 (v. in questa Rubrica), affermando che la stessa non ha adottato una posizione imparziale e un adeguato livello di professionalità. Secondo la Polonia, la Commissione sosterebbe l’opposizione e starebbe cercando di legittimare le azioni del presidente del Tribunale costituzionale. Per tali motivi, il governo ha espresso dei dubbi circa l’opportunità di continuare a collaborare con la Commissione.

Lettera


 

Due dei parlamenti belgi bloccano la conclusione dell’Accordo CETA tra Unione europea e Canada

Nonostante l’adozione di una dichiarazione interpretativa dell’Accordo concordata d’urgenza tra Commissione e Governo canadese per rispondere ad alcune delle preoccupazioni da essi espresse, due dei parlamenti che compongono la complessa galassia federale del Belgio hanno posto in rapida successione il veto a che il Governo belga dia il suo assenso alla conclusione dell’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada, meglio noto come CETA. Il primo è stato il Parlamento della Federazione Wallonie-Bruxelles, approvando il 12 ottobre 2016 una risoluzione in questo senso con 68 voti favorevoli , contro 23 contrari e un'astensione. Ad esso ha fatto poi seguito, il 14 ottobre, il Parlamento della Wallonie, con una mozione analoga che ha ricevuto, su 63 membri presenti, 46 voti favorevoli, 16 contrari e un’astensione.

Come conseguenza di queste due prese di posizione, il Consiglio “Affari esteri” dell’Unione europea del 18 ottobre non ha proceduto alla prevista approvazione delle proposte di decisione presentate nel luglio scorso dalla Commissione nel quadro del processo di conclusione del CETA, la cui firma era fissata per il 27 ottobre in occasione del summit UE-Canada. E’ evidente infatti che, presentandosi questo come un accordo misto, l’impossibilità di anche uno solo degli Stati membri di ratificarlo al termine del complesso iter procedurale che si sarebbe avviato ha indotto il Consiglio a soprassedere per il momento a qualsiasi atto formale in questa direzione.

Dichiarazione interpretativa

Risoluzione sul CETA

Risoluzione sulla Dichiarazione interpretativa

Mozione del Parlamento Vallone

Background Trade Council

Outcome of the Council


 

La House of Lords valuta modalità e conseguenze della Brexit: un rapporto dell’European Union Committee

Il 4 maggio 2016 l’European Union Committee della House of Lords inglese ha pubblicato un rapporto circa le modalità e le possibili conseguenze del recesso dai Trattati istitutivi dell’Unione ad opera del Regno Unito, nel caso in cui l’esito del referendum del 23 giugno 2016 sia favorevole alla fuoriuscita dello stesso dal sistema dell’Unione.

A tal fine, il rapporto analizza il diritto di recesso dai Trattati, gli aspetti procedurali dell’esercizio dello stesso, le possibili forme di una eventuale collaborazione tra Unione europea e Regno Unito, nonché il ruolo del Parlamento inglese nella fase di negoziazione del recesso e delle future relazioni con l’Unione.

European Union Committee Report


 

Brexit. Rapporto dell’European Union Committee della House of Lords sul c.d. Pacchetto Tusk in vista del referendum del 23 giugno

A seguito del Consiglio europeo del 19 febbraio 2016 e del pacchetto di atti adottati in tale occasione dai capi di Stato o di governo, il c.d. Pacchetto Tusk, in risposta alle preoccupazioni britanniche espresse dal premier David Cameron nella sua lettera del 10 novembre 2015, nonché del referendum sulla c.d. Brexit previsto per il 23 giugno prossimo, l’European Union Committee della House of Lords ha pubblicato il 30 marzo 2016 un rapporto che cerca di analizzare, alla luce dei contenuti del pacchetto sopra citato, le prospettive che si aprono per l’esito del referendum.

EU referendum


Bilancio del Senato francese sul suo contributo alla fase ascendente

Il 4 marzo 2016 il Senato francese ha pubblicato un Rapport d’information diretto a tracciare un bilancio dei seguiti avuti, a livello di azione del Governo in Unione europea, dalle c.d. “risoluzioni europee” e dagli altri atti di indirizzo politico in materia europea approvati rispettivamente dallo stesso Senato e dalla sua commissione per gli affari europei tra il 1° ottobre 2014 e l’11 febbraio 2016.

Rapport d'information


 

Brexit. La lettera di Cameron al Presidente del Consiglio europeo con le richieste del Regno Unito

Con lettera del 10 novembre 2015 indirizzata al Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il Primo Ministro britannico Cameron individua i quattro settori (governance economica, competitività, sovranità nazionali, circolazione delle persone/immigrazione) su cui il Regno Unito chiede che l’Unione europea avvii una serie di riforme per evitare un successo del referendum sul recesso del Paese dall’Unione, la c.d. Brexit. Il premier britannico auspica un accordo che sia “giuridicamente vincolante, irreversibile” e che determini, ove necessario, la riforma dei Trattati.

Lettera Cameron


 

Ancora sull’emergenza migranti in Europa. Lettera congiunta Merkel-Hollande alle Istituzioni dell’Unione del 3 settembre 2015

Lo scorso 3 settembre, il Presidente francese François Hollande e la Cancelliera tedesca Angela Merkel hanno indirizzato ai Presidenti della Commissione e del Consiglio europeo e alla presidenza lussemburghese di turno una lettera congiunta, nella quale affrontano il tema dell’afflusso dei migranti in Europa. Con essa Hollande e Merkel esprimono il loro sostegno alle iniziative già avviate e ad altre complementari da parte dell’Unione, richiamando nel contempo tutti gli Stati membri alle loro responsabilità di protezione e accoglienza, e a uno sforzo di intervento nei paesi di origine dei migranti.

 

Lettre Merkel-Hollande


 

La riallocazione dei migranti tra gli Stati membri dell’Unione europea e il Regno Unito. Rapporto dell’European Union Committee della House of Lords

L’European Union Committee della House of Lords britannica ha pubblicato il 15 luglio 2015 un rapporto sulla posizione giuridica del Regno Unito rispetto alla proposta del 27 maggio della Commissione europea, sfociata poi nella decisione 2015/1601/UE del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia (vedila nella sezione “Normativa dell’Unione europea”, insieme con il commento di Paola Mori, La decisione sulla ricollocazione delle persone, pubblicato in “Osservatorio europeo”), di riallocare tra gli altri Stati membri dell’Unione, nel quadro del c.d. primo pacchetto migrazione, 40.000 migranti arrivati da paesi terzi in Italia e Grecia. In particolare il rapporto esamina criticamente le ragioni per cui il Governo britannico non intende esercitare il diritto di “opt in” previsto dall’art. 3 del Protocollo n. 21 allegato al Trattato di Lisbona. Il rapporto, pur riconoscendo che il Regno Unito non è obbligato a partecipare alla decisione fondata sull’art. 78, par. 3 TFUE, ricorda che il principio di solidarietà è parte integrante della politica dell’immigrazione (art. 80 TFUE).

House of Lords Relocation and UK


 

Brexit. L’House of Lords (EU Committee) del Regno Unito esamina i possibili profili di riforma dei Trattati in vista del referendum britannico sul recesso dall’Unione

Nel luglio 2015, in vista del referendum sulla UK membership, lo EU Committee dell’House of Lords ha pubblicato un rapporto sulle richieste che il Governo britannico intende avanzare sulle riforme dei Trattati. La Camera dei Lords ha esaminato contenuti, tempi e modalità della strategia del Governo, sottolineando tra l’altro le necessità, da un lato, di evitare che il referendum si tenga nel 2017 in coincidenza del semestre di presidenza britannica e, dall’altro, di includere nel percorso diplomatico tutti i governi degli Stati membri. Riguardo ai contenuti, i Lords hanno suggerito in particolare che il maggiore coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo decisionale dell’Unione non assuma soltanto una valenza negativa (red card), bensì anche positiva (green card).

House of Lords UK membership of EU


 

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