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Il Diritto dell’Unione Europea

Conclusioni dell’avvocato generale Tanchev sul caso OTP Bank e OTP Faktoring: l’inclusione successiva in una previsione legislativa di clausole contrattuali abusive non le sottrae al controllo del giudice dell’Unione ai sensi della direttiva 93/13

In data 3 maggio 2018 l’avvocato generale Tanchev ha presentato le sue conclusioni in merito al caso OTP Bank e OTP Faktoring (causa C-51/17). L’avvocato generale ha riconosciuto che l’esclusione dall’ambito di applicazione della direttiva 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, di clausole che riproducono disposizioni legislative e regolamentari imperative è giustificato dal fatto che si può legittimamente presumere che il legislatore nazionale abbia stabilito un equilibrio tra l’insieme dei diritti e degli obblighi delle parti dei contratti di cui trattasi. Tuttavia, tale assunto non può valere per misure legislative emanate dopo la data di conclusione dei contratti controversi e allo scopo di ottemperare ad un accertamento giudiziale di non conformità alla direttiva. Secondo l’avvocato generale l’eccezione in questione è stata concepita per garantire che gli Stati membri possano mantenere o introdurre norme che vadano oltre la tutela prevista dalle disposizioni della direttiva; ma è loro precluso ridurre il livello di tutela stabilito dalle disposizioni in parola e la risposta legislativa di uno Stato membro a una sentenza della Corte con cui si dichiara l’incompatibilità con la direttiva di una normativa o di una prassi nazionale non può essere sottratta a un controllo giurisdizionale, in quanto questa sottrazione sarebbe contraria alle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che garantiscono un livello elevato di tutela dei consumatori e il diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva.

Pertanto, nelle sue conclusioni Tanchev propone di dichiarare che una clausola che diventa parte di un contratto di mutuo denominato in valuta estera a seguito di un intervento legislativo e che mantiene una clausola iniziale del contratto in base alla quale il rischio del tasso di cambio grava sul consumatore, non «riproduce disposizioni legislative o regolamentari imperative» ai sensi della direttiva. Di conseguenza, qualora tale clausola non sia stata formulata in modo chiaro e comprensibile nel contratto, il giudice nazionale può verificare se costituisce una clausola abusiva che non vincola il consumatore.

Conclusioni


 

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